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Origine
della malattia
Per
quanto riguarda l’origine della malattia, abbiamo già detto che quando
le tre forze vitali (Dosha) vengono disturbate nella loro aggregazione si
verifica ciò che chiamiamo malattia. L’eccesso o la mancanza che si
manifesta su uno o più di questi elementi, comporta la cessazione del
funzionamento normale del corpo e il conseguente aumento (Vriddhi) o
diminuzione (Kshayam) dell’energia primaria o del tessuto interessato.
L’aumento
del Vento fisiologico (Vatha Vriddhi) causa costipazione, flatulenza,
irrequietezza, insonnia, perdita dell’entusiasmo, svenimenti.
La
diminuzione del Vento fisiologico (Vatha Kshayam) causa emaciazione,
svenimenti e un aumento della fame.
L’aumento
del Fuoco fisiologico (Pitta Vriddhi) crea una predisposizione
all’itterizia, un aumento della fame, irrequietezza ed insonnia.
La
diminuzione del Fuoco fisiologico (Pitta Kshayam) è causa di diversi tipi
di colica.
L’aumento
dell’Acqua fisiologica (Kapha Vriddhi) provoca inattività, pigrizia e
indigestione.
La
diminuzione dell’Acqua fisiologica (Kapha Kshayam) può essere causa di
palpitazioni e di vertigini.
La
diagnosi
Il compito più difficile, ma anche quello più importante, è
costituito dall’arte della diagnosi. Secondo l’Ayurveda bisogna
prendere in considerazione parecchi fattori diversi come il viso, la
lingua, le labbra, le unghie, gli occhi e - soprattutto - il polso. I
medici saggi non esternano la propria diagnosi quando i pazienti sono in
uno stato di eccitazione mentale e non somministrano loro alcuna medicina,
poichè altrimenti gli effetti benefici del farmaco potrebbero essere
ridotti o annullati dallo stato di eccitazione della mente del paziente.
Per
potere comprendere in profondità le cause che hanno determinato la
malattia, bisogna tenere presente cinque aspetti diversi:
l’eccitazione
mentale (Nidhanam), che può essere causata da difficoltà di vario
genere: finanziarie, familiari, ecc...;
i
sintomi (Poorva Rupam) come il mal di testa, i dolori o l’indisposizione
che si verificano prima della manifestazione effettiva della malattia;
la
malattia (Rupam) quando si manifesta in pieno;
la
deduzione (Upasayam) della natura della malattia che si può fare con i
mezzi terapeutici;
il
ragionamento logico (Samprapati) sulle cause della malattia.
Le
malattie determinate da cause intrinseche mostrano subito il proprio
effetto. In questi casi una o più delle tre energie vitali (Dhosha)
viziate producono la malattia e possono essere giudicate nei sei modi
seguenti:
stagnazione
dell’energia vitale (Samchayam);
eccitazione
dell’energia vitale stagnante (Paakopam);
migrazione
dell’energia vitale eccitata nella sede della malattia (Prasaram);
localizzazione
dell’energia vitale nella sede della malattia (Punarupam);
esame
delle caratteristiche specifiche dell’attenzione (Vyanti);
fase
finale della malattia, perché si cronicizza o perché causa la morte
(Bhedam).
Le
medicine
Esistono
tre tipi di medicine:
mantra
(cioè particolari vibrazioni sonore), erbe e piante con virtù
terapeutiche non visibili, gemme, riti propiziatori e offerte sacre;
medicine
le cui doti terapeutiche devono essere usate seguendo il ragionamento
logico;
pratiche
per la liberazione da tutto ciò che c’è di materiale nell’ambiente
che ci circonda e per il dominio della mente sul mondo esterno.
Il
trattamento delle malattie
Per
quanto riguarda il trattamento delle diverse malattie, si possono usare
farmaci (Parthivam) oppure sole, aria e cambiamenti di clima (Kalakritam).
Le medicine che agiscono sul corpo possono invece essere classificate
come:
terapie
di eliminazione (Shodanam), che hanno la funzione di prevenire
e curare. Ad esempio, gli emetici ridanno stabilità all’energia Acqua
della fisiologia (K), le purghe curano
l’elemento Fuoco della fisiologia (P) e i clisteri bilanciano
l’energia primaria Vento (V). Queste terapie sono necessarie ogni qual
volta le energie sono eccitate;
terapie
di alleviamento (Samanam), che sono utili per tenere la
fisiologia sotto controllo ed evitare nuovi scompensi. Per alleviare
queste energie vengono comunemente usati prodotti come il miele (K), il
burro di bufala liquefatto (P), l’olio di sesamo (P) oppure quello di
ricino (V).
Per
studiare l’azione delle medicine, bisogna considerare anche le seguenti
caratteristiche:
l’analisi
delle Cinque Energie Primarie (Mahabutha) per vedere quale sia prevalente
nella composizione della sostanza medicamentosa (Dravyam);
l’analisi
del sapore o dei sapori contenuti nel farmaco (Rasam): l’Ayurveda
riconosce sei sapori: dolce, aspro, salato, piccante, amaro e astringente;
le
qualità intrinseche del farmaco (Guna): pesante o leggero, freddo o
caldo, oleoso o non oleoso, insipido o penetrante, mobile o immobile,
morbido o duro, limpido o torbido, sgradevole o gradevole, grossolano o
sottile, solido o liquido;
la
potenza (Veerya) e la natura del farmaco (freddo, asciutto, ecc...);
i
tre sapori diversi (Vipakam) in cui si trasformano durante la digestione i
sei sapori principali percepiti dalla lingua;
l’azione
specifica del farmaco (Prabhavam).
La
somministrazione del farmaco si basa inoltre sulle diverse condizioni
climatiche in quanto la fisiologia umana è influenzata profondamente dal
variare delle stagioni. Per questo motivo, per trattare la stessa malattia
si devono prescrivere farmaci diversi tenendo conto del clima, della
stagione e della zona della terra dove si trova il malato. La costituzione
individuale può essere irritata, eccitata o pacificata, a seconda del
Dosha prevalente nella fisiologia (Vata, Pitta o Kapha).
Il
corpo come strumento di perfezione
Secondo
la Scienza della vita, la salute e la malattia presentano ambedue una
serie di sintomi dai quali si può dedurre il livello di emancipazione
degli individui, l’armonia sociale e persino la prosperità della
Nazione.
Nella
ricerca di una perfezione totale del nostro essere la parte fisica non
deve dunque essere sottovalutata poiché il corpo costituisce la base
materiale, lo strumento che dobbiamo usare nel nostro cammino evolutivo. I
danni arrecati al nostro corpo materiale possono divenire veri e propri
impedimenti verso la nostra emancipazione.
Troppo
spesso una serie di pregiudizi e di regole sociali ci hanno abituato a
pensare al corpo come ad uno ostacolo, un involucro da accantonare invece
che come ad uno strumento per progredire verso la nostra perfezione
interiore, quella dell’ambiente che ci circonda e della società nella
quale viviamo.
Il
corpo, confuso con le tentazioni dei sensi, è stato considerato come una
materia inerte e priva di mutamento, preda dei desideri scaturiti
dall'energia psichica, un impedimento insuperabile che rende impossibile
qualsiasi trasformazione.
Tuttavia,
nessuna evoluzione è possibile se non all’interno dei nostri corpi
materiali e imperfetti e, allo stesso tempo, ogni danno arrecato al nostro
corpo si ripercuote sempre, attraverso la mente, in un pari danno
all’ambiente circostante.
Macrocosmo
e Microcosmo
Secondo Charaka, lo squilibrio interno della fisiologia è causa di
un pari squilibrio esterno nella natura e, per tale osmosi, la malattia
dell’uomo può essere diagnosticata anche nei danni ambientali poiché
gli elementi che compongono il nostro corpo sono esattamente gli stessi
che compongono ogni cosa che esiste in natura (i cinque Mahabhuta: terra,
acqua, aria, fuoco, etere).
Questo
spiega inoltre come sia possibile che per risanare un corpo malato si
possa fare uso di vegetali, minerali o prodotti animali con
caratteristiche specifiche, atte a riequilibrare lo scompenso energetico
della fisiologia. Come abbiamo già detto, sono infatti le manifestazioni
dell'energia vitale che - in uno stato di disarmonia - producono la
malattia e non piuttosto i singoli organi del corpo che si ammalano.
Sin
dalle sue più remote origini dunque, l’Ayurveda o Scienza della vita ha
sempre considerato il corpo come una manifestazione dell'energia divina.
Le forze principali e le facoltà che risiedono nel corpo, conferendogli
la vita e sostenendone i processi, sono considerate come controparti
microcosmiche dei poteri che pervadono quell'infinito corpo cosmico che
chiamiamo Universo.

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